top of page

La Via Bibulca

La Via Bibulca fu un’antica strada che collegava Modena, o l’area limitrofa, con l’alto Tirreno e con Lucca, attraversando le valli del Secchia, del Dolo, del Dragone e del Serchio. Siccome è catalogata come “via di fiume”, si può affermare che fosse tra le strade più antiche della zona. Per “via di fiume” si intende infatti il letto dei fiumi, utilizzato nelle epoche remote, quando la pianura era una palude e la montagna una foresta vergine.

Il suo primo utilizzo si deve a popoli come i Galli Boi e i Liguri Friniati, che la percorrevano per i loro scambi commerciali, come quello del mercato dei Campi Macrì, nei pressi dell’odierna Magreta, testimoniato da Strabone. Un impulso significativo alla sua frequentazione fu dato dall’insediamento del Pescale, con il villaggio rinvenuto da Ferdinando Malavolti nel 1939, che ne mise in luce l’importanza come crocevia battuto dal Paleolitico fino al Medioevo.

La svolta avvenne con la fondazione dell’abbazia di Frassinoro, voluta da Beatrice di Lorena, madre di Matilde di Canossa, nel 1071. L’abbazia accrebbe la fama della strada e intensificò i traffici, sia di pellegrini sia di mercanti. Il nome “Bibulca” compare però solo nel 1428, quando in un inventario dei beni dell’abbazia si descrive il tratto da Cornilio (Ponte Dolo) a San Pellegrino in Alpe con questa denominazione, nata dalla straordinaria larghezza della strada, che permetteva il passaggio di due buoi affiancati. Bi-bulca significa infatti “due buoi”. In quegli anni, spinti dai grandi pellegrinaggi e seguendo la regola di San Benedetto, sorsero diversi ospitali, come quelli di Pescale, Saltino, Guiligua, San Geminiano e San Pellegrino.

Il declino, tuttavia, era già iniziato. Dopo la morte di Matilde, il Comune di Modena intraprese un lungo braccio di ferro con gli abati, e la strada non fu più mantenuta come nei tempi d’oro. Le sue condizioni divennero così pessime da essere ricordate molto più tardi persino da Ludovico Ariosto, con la celebre definizione di “strada iniqua”. Domenico Vandelli la scelse inizialmente come tracciato per la nuova strada ducale (dato che era già la vecchia strada ducale), ma le frane che da sempre la colpivano lo spinsero a deviare il cantiere lungo la valle del Tiepido, Pavullo e il Pelago.

Nonostante tutto, la Bibulca continuò a essere tra le vie più percorse, fino alla costruzione dell’odierna Via Giardini, che la relegò definitivamente all’oblio. Oggi è un percorso escursionistico che consiglio di intraprendere da Sassuolo, e non da Modena, perché permette di scoprire storia, borghi e paesaggi dell’Appennino ancora poco conosciuti. Una volta arrivati a San Pellegrino in Alpe, si può proseguire lungo la Via del Volto Santo, ripercorrendo i sentieri dei pellegrini.


La Via Bibulca attraversa, nel progetto di Sentieri Comuni, il territorio di Sassuolo e Frassinoro.

Potete trovare tante curiosità e cenni storici nel sito La via Bibulca.



la via bibulca

 
 
 

Commenti


bottom of page